Servizio Civile con il Consorzio di Solidarietà Sociale Forlì Cesena: un anno per cambiare, migliorare e crescere!

2018-07-25T13:13:29+00:0025/07/2018|
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CONSORZIO DI SOLIDARIETA’ SOCIALE Forlì- Cesena

I volontari Sara, Jenny e Andrea ci raccontano l’esperienza di  SERVIZIO CIVILE presso le COOPERATIVE DEL CONSORZIO DI SOLIDARIETA’ SOCIALE Forlì- Cesena. 

“Mi laureo, mi trasferisco, e mi candido a quel progetto del Servizio Civile”. L’ho detto e l’ho fatto, e ancora non posso crederci.

Da quando ho sostenuto quel colloquio, la scorsa estate, mi sembra sia passata una vita se solo penso a quanto sono cambiata e quanto ho appreso, non solo dalla formazione, ma soprattutto dall’osservare le nuove, speciali, persone attorno a me.

Quelle persone si chiamano “bambini e ragazzi del Centro Educativo”, e sono i loro occhi, da ottobre 2017 fino ad oggi, ad insegnarmi tutto ciò che c’è da sapere sul mondo.

Per altri volontari del Servizio Civile, quelle persone si chiamano “anziani del Centro Accoglienza”, per altri ancora “ragazzi della Comunità”, per me sono loro, i bambini, e quelli da cui imparo di più sono proprio quelli che la società etichetta come “disturbati”. Al contrario, sono io che sono in difficoltà quando mi rendo conto della bellezza del loro mondo interiore. Chi sono io per giudicarli?

In effetti, chi sono io?

Mi chiamo Sara, ho sempre avuto tante passioni, e chi è come me sa che non è facile districarsi tra quei tanti interessi, fare di ognuno di essi un lavoro, cercare di trovare la propria strada. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Così, nel 2010 mi diplomai ed iniziai a lavorare in agenzia di viaggi, seguendo la passione per le lingue. Nel 2013 capii però che l’arte per me non poteva essere solo un raro passatempo, doveva diventare il mio mestiere, e così intrapresi il percorso che mi ha portato, sempre intervallando le più disparate esperirenze lavorative per sostenere in parte il costo degli studi, a laurearmi nel 2017 in Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Quando mi iscrissi al corso di laurea, fino a poco fa, pensavo, alla luce anche delle esperienze di grafica freelance ed in tirocinio maturate durante l’ultimo anno accademico, che la mia strada per vivere felice fosse lavorare nella sfera grafica.

Inseguire, sì, il sogno di poter pubblicare le mie opere, ma senza pretese particolari sul posto di lavoro che intanto mi avrebbe accompagnato in quel percorso: qualsiasi ruolo in ambito grafico e artistico mi avrebbe motivato come nessun altro mestiere aveva mai potuto fare.

Lo penso ancora, l’arte è la mia linfa vitale, ma questo nuovo percorso al Centro San Martino della Domus Coop, anche se ancora solo agli inizi, mi ha fatto arrivare a una svolta: sì, sono incontentabile, non mi basta nemmeno l’arte fine a sé stessa. Forse, per essere davvero felice, devo lavorare nel sociale, portare l’arte in un contesto di condivisione, e questo mi era stato già suggerito da alcune brevi esperienze di insegnamento.

Ora che vivo in prima persona un bel progetto a lungo termine di sostegno all’apprendimento e al gioco, “Tempo per giocare”, quel progetto che tanto mi aveva affascinato quando cercavo lavoro a Forlì, soprattutto per le attività di laboratori artistici previste, ne ho la conferma: educare, dal latino “ex-ducere”, “condurre, tirare fuori”, tirare fuori l’arte da chi ho davanti e porgergliela in dono, questo devo fare nella vita per sentire di averle dato un senso.

E posso ringraziare solo il Servizio Civile per avermi aiutato a capirlo, avermi inserito in un contesto che altrimenti non avrei scoperto.

Non vengo da una famiglia di artisti, e nemmeno di operatori sociali, ed è per questo motivo che mi sento grata per ogni opportunità di esperienza professionale in questi ambiti che mi sia stata offerta finora.

E se c’è una cosa che ho capito è che non sono sola.

Attraverso i momenti di formazione con gli altri ragazzi in Servizio, ho capito che il Servizio Civile non è quasi mai, come ci si aspetta, un ripiego facile per neodiplomati indecisi: al contrario, i progetti, a mio avviso tutti piuttosto impegnativi e professionalizzanti, sembrano attirare per lo più over 25 che a seguito di diverse esperienze di studio e/o di lavoro decidono di specializzarsi o di intraprendere i primi passi nell’ambito sociale. E lo fanno spesso mossi da una passione fortissima, magari fino a quel momento portata avanti con altri generi di volontariato, una pulsione ad aiutare il prossimo che li anima e li spinge a mettere il cuore in quello che fanno, non tanto per uno stipendio (che stipendio non è, si tratta di un rimborso spese), ma perché sanno che alla fine quell’esperienza lavorativa, quell’utente a cui prestano assistenza, è forse più preziosa per loro dell’aiuto, già spesso molto consistente, che essi stessi portano alle strutture a cui sono assegnati.

L’esperienza del Servizio Civile per noi è appena partita, ma mi sento di dire che, a tanti come me, abbia già dato tanto.

Sara F. (Sarà Fatto Art) – volontaria SCN

La prima volta che sono entrata a Cavarei, centro diurno socio occupazionale per disabili (la struttura in cui sto svolgendo il servizio civile) avevo molte paure. Non conoscevo direttamente il mondo della disabilità e mai avevo avuto esperienze simili. La mia paura più grande era quella di non essere adatta, di non sapermi rapportare con queste persone. Poi mi hanno presentato gli utenti…50 persone: uomini e donne di un range di età molto vasto, ognuno con una personalità diversa, ognuno con una storia diversa. Ho pensato: come farò a farmi voler bene da queste persone? Come riuscirò a rapportami in modo educativo con gli utenti in base alle loro diversità? Sarò all’altezza? La prima volta in sala mensa è stato “traumatico” mi sono seduta in un tavolo con due utenti apparentemente disponibili e socievoli. Ovviamente ho scelto il tavolo più complicato a livello relazionare! Due signore psichiatriche in una giornata decisamente no! Ho iniziato a fare domande per conoscerle meglio e improvvisamente una delle due Signore mi ha guardato e mi ha detto: oh mamma mia quanto parli, te ne stai un po’ zitta ? Ovviamente l’ho conosciuta meglio e ho capito come farmi volere bene anche da lei, oggi scherziamo spesso su quel episodio e lo ricordo con il sorriso, ma in quel momento ho pensato ”ecco avevo ragione ad avere preoccupazioni per questa esperienza, speriamo bene!” Con il passare dei giorni mi sono integrata sempre di più ho imparato a conoscere i punti di forza degli utenti e le loro debolezze e loro hanno imparato a fidarsi di me e conoscermi meglio, così è iniziata la mia avventura. Ogni mattina mi sveglio felice sapendo che potrò lavorare a fianco degli utenti per aiutarli a diventare più autonomi e a sviluppare le proprie capacità affiancando il lavoro degli educatori. Certo non sempre è facile schermare i malo umori della vita privata ma ogni volta che un utente mi sorride, mi abbraccia, mi chiede aiuto mi fa sentire speciale e importante. Sento che sto dando molto ma allo stesso tempo sto ricevendo ancora di più . Sono cresciuta molto grazie a questa esperienza: ho imparato a gestire le mie emozioni facendone un punto di forza, a non perdere il controllo , a gestire situazioni particolari e molto altro. Durante questo percorso ho conosciuto persone speciali: i volontari civili che stanno svolgendo il servizio nelle mia stessa struttura e la tirocinante in cui ho trovato amicizia, complicità e sostegno; la mia olp e gli operatori della struttura che mi stanno accompagnando in questo percorso consigliandomi e guidandomi seppur lasciandomi sempre autonomia nelle decisioni e nella gestione delle situazioni; gli altri ragazzi del servizio civile conosciuti ai corsi di formazione; lo staff organizzativo del consorzio.

Durante questi mesi ho avuto l’opportunità di organizzare e condurre dei laboratori di stimolazione cognitiva, mettendomi in gioco e imparando molto. La cosa che più amo di questa esperienza è la gratificazione che sta nel far uscire il potenziale di ogni singolo utente, spesso diamo per scontato molte cose e qui ho imparato a non farlo: se un progresso richiede tempo ed è complicato da ottenere non vuole dire che sia impossibile.

Sono arrivata con tante paure e preoccupazioni e ne uscirò sicuramente migliorata e più forte. Pensavo di non essere adatta a questo contesto e invece ora spero sarà il mio futuro.

Un’esperienza che consiglio a chiunque, per cambiare, migliorare e crescere. Lo rifarei mille volte!

Jenny D. – volontaria SCN

Come rispondereste alla classica domanda cos’è il servizio civile?

Circa un anno fa’ come molti miei coetanei avrei sintetizzato il tutto rispondendo così: rappresenta la mia prima esperienza lavorativa, veramente significativa. Ora dopo circa sei mesi di servizio posso affermare che questa avventura di un anno, se intrapresa in maniera pro propositiva e con la mentalità giusta, può veramente portare i giovani italiani ad una crescita interiore, indispensabile ed incredibile. A mio parere questo periodo sta segnando un passaggio alquanto delicato, perché molto spesso una volta concluso il percorso della scuola superiore, si sentono spaesati, questa sensazione nasce dall’enorme cambio di contesto sociale a cui vengono improvvisamente sottoposti, non avendo ancora la giusta consapevolezza per affrontarsi. Perciò il servizio civile potrebbe rappresentare una svolta nella vita delle nostre fiorenti menti italiane e non solo. Nel mio caso grazie a questa opportunità ho scoperto di possedere diverse capacità, che nemmeno pensavo di possedere, in seguito queste mie potenzialità, che fino a questo momento erano rimaste inespresse in altri contesti, nell’ambito sociale e più precisamente grazie alla “Fondazione Opera Don Pippo” si sono trasformate in risorse.

Indubbiamente fino a questo momento posso dire che il servizio civile ha avuto un ruolo chiave nella costruzione del mio futuro. Perciò di cuore vi ringrazio.

Andrea C. – volontario SCN